Madri

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Madre è parola di stratificata significanza, un contenitore dilatabile in cui si sommano attese e pretese, grazia e angoscia, sacrificio ed egoismo. Intorno alla Madre si misura e organizza il mondo nella sua dimensione non solo affettiva ma anche pratico realizzativa. Ci partoriscono, le madri, e non solo carnalmente. Anzi, il percorso biologico, il viaggio fisico sembra essere parziale e relativo rispetto all’onerosa avventura della formazione, del determinare con gesti e parole quel che saremo domani. Alle mani delle madri è affidata la tessitura del mondo. Molte sono le madri che Silvia Sanna rivendica e vendica in quanto artista, amante, figlia, sorella, cittadina, e lo fa con un lavoro fotografico-performativo in cui ripercorre le radici della sua identità di donna isolana (ma in realtà, il dato geografico è parziale e relativo rispetto ad una riflessione che aspira ad un respiro universale). La lateralità dei percorsi femminili–l’essere in qualche modo secondarie rispetto a carriere maschili, il dover giustificare la scintilla di genio, veder messa in discussione l’essenza stessa della femminilità nel momento in cui la famiglia non è l’unica occupazione –viene riscattata dall’omaggio di Silvia Sanna che utilizza il suo corpo per far rivivere i volti di donne– letterate, rivoluzionarie, politiche, studiose- che con la loro vita ci hanno partorito tutti ad una esistenza più completa. In un evocativo blu&nero –che sembra spostare la riflessione in un contesto mistico che si distanzia dalle riflessioni di genere che rimbombano nel contemporaneo– volti di ragazze e donne mature vengono proiettati sulla sua carne che diventa testimonianza universale, richiamo, memento. Un omaggio che è anche una chiamata alle arti, una presa di coscienza, un voto di responsabilità: che il nostro passaggio sulla terra sia memoria del passato ma soprattutto forte costruzione verso il futuro.                                                                                                                               Testo di Sonia Borsato

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